Chi siamo
Il Triveneto MTB Enduro Series nasce sui sentieri del Nord‑Est, in quella terra dove l’enduro non è mai stato soltanto uno sport, ma un modo di stare al mondo. È qui, tra boschi fitti, creste battute dal vento e paesi che respirano mountain bike, che il nostro circuito ha trovato la sua voce. Una voce fatta di fatica, tecnica, passione e comunità.
Negli anni, il Triveneto è diventato un viaggio che attraversa Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino, unendo territori diversi in un’unica grande storia condivisa. Ogni tappa è il risultato di un lavoro collettivo: trail builder che modellano il terreno con la cura di artigiani, volontari che presidiano i boschi come fossero casa loro, società sportive che mettono insieme energie e competenze, e rider che portano sulle spalle la voglia di superarsi, sempre un po’ di più.
Il nostro circuito è cresciuto stagione dopo stagione, trasformandosi in un punto di riferimento per chi vive l’enduro con autenticità. Ma per capire davvero chi siamo, bisogna tornare indietro. Bisogna tornare alle nostre radici.
LE NOSTRE RADICI
Le nostre radici affondano in un’epoca in cui l’enduro non aveva ancora un nome preciso, ma aveva già un carattere inconfondibile. Erano gli anni delle prime discese improvvisate, delle gare che sembravano spedizioni, delle partenze all’alba nei parcheggi sterrati, quando il bosco era ancora umido e silenzioso e il rumore delle ruote sul brecciolino era il segnale che stava per iniziare qualcosa di speciale.
Prima del circuito, c’erano i luoghi.
Il Carso triestino, dove il vento ti insegnava a stare in equilibrio.
I Colli Trevigiani, con i loro trail scavati a mano e le prime gare “di famiglia”, dove tutti si conoscevano e ogni curva aveva una storia.
Il Monte Grappa, duro e infinito, che ha formato generazioni di rider e che ancora oggi viene ricordato come una scuola di vita.
Il Cansiglio, un labirinto verde dove le speciali sembravano non finire mai.
Il Nevegal, la montagna che entrava e usciva dal calendario come un vecchio amico che torna quando meno te lo aspetti.
Sono luoghi che oggi non sempre fanno parte del circuito, ma che hanno lasciato un’impronta indelebile. Sono la nostra infanzia sportiva, il terreno dove abbiamo imparato cosa significa davvero enduro.
Le prime gare avevano un sapore che oggi è difficile da replicare. Non c’erano grandi strutture, ma c’era tutto il resto: volontari che segnavano le speciali con la frontale, trail builder che ricostruivano ponti dopo i temporali notturni, rider che arrivavano al via con bici montate la sera prima e trasferimenti che diventavano leggende da raccontare a fine gara. Ogni tappa era un esperimento, ogni edizione una scoperta. E ogni stagione aggiungeva un tassello alla nostra identità.
Poi arrivò il Matajur.
La prima volta che il circuito salì su quella montagna fu un momento di svolta. Davanti ai rider si apriva un panorama che sembrava infinito, sotto di loro un tracciato scolpito per l’enduro. Molti ricordano ancora la sensazione di “volare” tra boschi e creste, con il pubblico che spuntava dai prati come in una tappa di Coppa del Mondo. Quel giorno capimmo che il Triveneto non era solo un insieme di gare. Era un viaggio.
E come ogni viaggio, ha avuto le sue giornate epiche.
C’è stata un’edizione — chi c’era la ricorda bene — in cui la pioggia non ha smesso un secondo. Le speciali erano torrenti, i rider arrivavano al traguardo con la bici che pesava il doppio, e i volontari spalavano acqua come fossero pompieri. Un marshal, infangato dalla testa ai piedi, disse una frase che è rimasta nella storia:
“Oggi non vince chi va più forte, ma chi non molla.”
E aveva ragione.
Nel tempo, alcune tappe sono diventate mito e poi sono scomparse dal calendario, ma non dalla memoria. Refrontolo, con i suoi trail scavati a mano. Collalto, dove ogni curva aveva un nome. Monte Verena, la tappa “in quota” che sembrava un piccolo mondiale. Tregnago, una delle gare più amate della prima generazione. Il Cansiglio, un bosco infinito che metteva alla prova tutti.
Sono luoghi che hanno costruito la nostra identità, anche se oggi non li vediamo più in calendario.
Negli ultimi anni, una nuova generazione di tappe ha portato energia fresca. Il BDG Enduro di Bassano del Grappa, esploso fino a superare i 300 iscritti. Vito d’Asio, tecnica pura e adrenalina allo stato solido. San Pietro al Natisone e il Matajur, ormai icone del circuito. Lugo di Grezzana, la tappa veronese che unisce flow e tecnica. Mossa, spesso gara di apertura, sempre gara di carattere.
Sono la prova che il Triveneto continua a evolversi senza perdere la sua anima.
Ma la nostra radice più profonda non è un luogo.
Sono le persone.
Chi pedala.
Chi costruisce i trail.
Chi segna le speciali sotto la pioggia.
Chi tifa.
Chi arriva ultimo ma con il sorriso più grande.
Chi crede che l’enduro sia molto più di una gara.
Questa è la nostra storia.
E sono radici vive, che continuano a crescere.
LA NOSTRA MISSIONE
Il nostro obiettivo è semplice e ambizioso: offrire un’esperienza di gara autentica, sicura e coinvolgente, valorizzando ogni territorio e costruendo un ambiente dove ogni rider possa sentirsi parte di una comunità vera.
Il Triveneto MTB Enduro Series non è solo un campionato.
È una storia condivisa.